giovedì 20 agosto 2009

Camera 215 - In attesa di chiamarti cara per l'ultima volta


La prima estate insieme passò veloce e curiosa. Tu eri così assertivamente americana, diversa dalla francese delle dodici estati precendenti. Chiedesti, senza timore di ascoltare un no, i tuoi giorni. A settembre mi invitasti a fare da solo. Non che fossi spaventato, tutt'altro. Solo che non capivo quanta fosse autonomia, delega, fiducia o semplicemente perchè pensavi ad altro. Lo capii solo dopo.


mercoledì 12 agosto 2009

Camera 101 - In attesa di chiamarti cara per l'ultima volta


Nei dodici anni precedenti avevo vissuto con una italo-francese. Ora mi avviavo a vivere con una italo-americana. Radici ben piantate nella solida pragmaticità che nulla concedevano al superfluo. Ecco perchè ti trovavi bene in provincia.
Degli anni precedenti lasciavo il glamour, il fascino, lo sfarzo, il lusso, l'allure. Tanti momenti in cui avevo creduto di vivere in un mondo che si poteva concedere il superfluo non avendo l'essenziale. Ed eravamo perfino stati nel mirino delle telecamere alcune volte.
Ora tu mi fai immaginare un'altra vita, un altro mondo. Il tuo fascino si chiama concretezza. Non mi è ancora ben chiaro quando arrivo lì, il mio primo giorno. E dopo un mese appena, già eri ad annunciarmi un piccolo ma significativo cambiamento. Cambiamenti che saranno all' ordine del giorno negli anni a venire.
Intanto una cosa ho dovuto imparare sin dal primo giorno. A vivere ovunque, in tanti non luoghi. Probabilmente in perenne transito, possibilmente senza ricordi al seguito.

martedì 11 agosto 2009

Camera 405 - In attesa di chiamarti cara per l'ultima volta

Erano passati circa dieci giorni da quel nostro primo appuntamento. Speravo richiamassi, come d'accordo, ma non sapevo quando. Oramai tutto era nelle tue mani. Di me sapevi tanto, avevi una foto, la mia storia.
La telefonata arrivò così, a metà mattino. Buongiorno, disturbo? Buongiorno, no affatto...
Mi chiedesti direttamente: bene, quando ci rivediamo? Va bene il 28? Dissi di si, senza pensarci.
Comprai il biglietto aereo e mi ritrovai al check in.
28 mattino, ore 11. Austero palazzo signorile, in centro città. Al primo piano un appartamento molto grande, con quel pavimento in legno che scricchiolava ad ogni passo. Camere e camere e camere ancora. Tutte nei colori pastello, ampi specchi, quadri, tappeti e ricordi di epoche andate.
Ci ritrovammo di nuovo faccia a faccia, stavolta con una nuova curiosità, ed una sola domanda:
allora, ti va di venire a vivere e lavorare qui?
Non mi sentivo sorpreso, epppure ero curioso. Ne parlammo un pò, poi con fare deciso, di chi sà cosa vuole: facciamo una prova, sei mesi ti va? Entro fine anno vedremo poi dove e come saremo.
Si. Bene, allora quando ritorni?
Erano passati venti giorni dal nostro primo incontro e mi stavi proponendo una prova di sei mesi insieme. T'ho detto si, senza dubbio, avendo fiducia in te, conoscendo me.


lunedì 10 agosto 2009

Camera 106 - In attesa di chiamarti cara per l'ultima volta


L' appuntamento era alle 11 ma alle 10 ero già nei paraggi. Volevo essere sicuro di arrivare in tempo, non conoscendo la zona. Parcheggiai con comodo, accesi una sigaretta e ripensai a quali sarebbero state le prime parole.
La tua prima immagine mi confermò tutto quanto mi avevi detto fino a quel momento. Un equilibrio tra dinamismo internazionale e radici provinciali. La conversazione era fluente, nonostante cercassimo entrambi di catturare parole non dette attraverso gli sguardi. La tua osservazione sulla cravatta mi stupì piacevolmente, convenimmo che era stata una buona scelta. Divoravi le risposte affamata di dettagli com'eri. Indecisa inizialmente, ritrovai l' entusiasmo che avevo conosciuto tempo prima, solo verso la fine.
Dopo due ore eravamo già a salutarci, con la promessa che se ci fosse piaciuto ci saremmo rivisti ancora. Un garbato saluto e mi ritrovai in macchina a rivedere la scena.

domenica 9 agosto 2009

Camera 232 - In attesa di chiamarti cara per l'ultima volta.


Ultimo viaggio di agosto, prima delle due settimane di pausa.
La camera è conosciuta, l'albergo pure. Eppure... mi accorgo solo ora che potrebbe essere l'ultimo viaggio che faccio quassù, in Svezia, stando insieme. Forse tornerò un domani, ma non sarà lo stesso.
Era il maggio del duemila quando ci siamo incontrati per la prima volta. Ricordo che fu un appuntamento preso con la complicità della fortuna. Le nostre prime email, la telefonata, il cellulare senza carica. E poi la corsa per ritrovarti, per dire si, sono io, scusa sai... Viaggiai nove ore, e fu la prima volta. Attraversai sole, nuvole, pioggia e freddo. Non sapevo che l'avrei fatto ancora e ancora e ancora e ancora... per dieci anni. Mi presi tutto il tempo necessario per essere pronto, per te.
Per quel nostro primo incontro, che nella mia testa, avrebbe dovuto lasciare in te l'imprinting giusto.
Per un altro incontro. E un altro ancora... Ripassavo nella mia testa ogni singola parola che ci eravamo detti prima. Kilometro dopo kilometro non facevo che ripetere parole, immaginare una luce, un volto.
Lo feci ininterrottamente fino a quando andai a dormire, in attesa del mattino dopo, in compagnia di un temporale e di un'insonnia.
Mi svegliai con una luce netta, tagliente ed un panorama per me nuovo, fatto di montagne, neve e roccia. Era l'8 maggio 2000.