martedì 30 marzo 2010

Camera 307 - Ore 4:40


Intorno il buio e null'altro.
So che tra poco tempo ci incontreremo di nuovo anche se non so esattamente quando. Approfitto quindi di questo tempo rubato al buio, e penso. Vorrei conoscerti meglio. Cerco intorno a me ogni elemento che mi possa aiutare a costruire l'immagine. Il buio avvolge i fotogrammi vicini, una luce debole arriva da lontano. Come se fosse più facile riconoscerti da lontano mentre tutto si sfoca quando mi sei vicina. Non m'interessa sapere come sei fatta, di che colore hai i capelli, la forma del viso, quanto sei alta, com'è il tuo corpo. Il mio tempo è arrivato e non c'è spazio per queste domande.
Poi la paura si è infilata nei miei sogni spezzando il mio riposo.
Avrei voluto dirtelo. Accidenti a me. Volevo dirti che... e lo credo ancora adesso. Ma adesso è troppo tardi. Troppo tardi per rincorrerti.
Mi sveglio, mi accorgo che non sei intorno a me ma dentro di me.



sabato 27 marzo 2010

Camera 101 - Effetti personali


La valigia sul letto siginifica che resto una notte. La valigia ai piedi del letto, una notte in più.
Ma sempre senza programma, con l'incertezza nella quale avvolgi te, la tua vita, ed ora anche me. A prima vista intimidisci in quella stanza elegante. Il lungo silenzio stona con tutto il resto del tempo passato insieme. Hai lo sguardo stanco e provato ma conservi la forza delle parole. Esordisci con un suono dolce e prosegui con toni minacciosi. Sembri avvicinarti con le pause per poi irrigidire la posizione con una perentoria affermazione. Non ami repliche, no. Il tuo dialogo è una strada di montagna, ricca di tornanti. Affermi e neghi nello spazio di un respiro. Confermi, approvi, ritratti e disdici. Tutto questo perchè? Cosa o chi vuoi impedire?
E' tardi per cambiare camera. Mi tengo questa per stanotte.
Discussioni che non hanno traguardo mi costringono a leggere per non dormire. Non provo rabbia.
Ma forse servirebbe più a te leggere. Magari a dominare quel continuo pendolare di parole e pensieri. Magari a recuperare quell' equilibrio che mi permetterebbe di entrare e cominciare a parlare.
Ma forse tu hai paura di ascoltare. E io, da quando ti conosco, ho smesso di parlare.

mercoledì 24 marzo 2010

Camera 102 - L' evento



Tu e gli altri. E poi io.
Questo potrebbe essere l'incipit di questo nuovo racconto. Qualcuno in cerca di una occasione, chi in cerca di attenzione. Altruisti mai. Eppure per te i cattivi sono altri.
Questa tua vita sembra un film, alla quale partecipo, anche se non so in che ruolo.
Comunque sembra che per partecipare sia sufficiente farsi trovare nelle tue vicinanze, avere una dialettica a buon mercato per gli uomini, una storia difficile e qualche sigaretta per le donne.
Personaggi a me ignoti cercano di capire chi sono, da dove vengo, perchè ti conosco, perchè hai scelto me. Uno di loro mi chiede "Bevi?" Non capisco, resto fermo qualche istante. Poi capisco, "non bevo", dico. Incasso lo sguardo di disapprovazione e vado oltre. Tu sei intorno a me e non ti vedo. Sei ovunque eppure invisibile.
Incrocio il tuo sguardo, ma sembra una casualità. Sei impegnata nella tua serata, nella tua mondanità. Io osservo i personaggi che popolano questa tua vita. Uno appena arrivato dal Brasile, senza l'eloquenza minima richiesta, deve avere un ruolo secondario ma è sempre circondato da tante persone. Un secondo invece racconta della Russia, e del suo regalo misura 90-60-90 ricevuto dal cliente. Un terzo deve avere un passato importante per te. C'è mi dicono, e ci sarà sempre.
Tu dirigi le persone. Non hai bisogno di strumenti, hai lo sguardo e poche parole. Fai ripetere le cose finchè non sono esattamente come le vuoi. Senza la minima sbavatura, con il piglio della persona che attenta, alla quale nulla sfugge.
Come per magia mi appari dalle spalle. Usciamo all'aria aperta, beviamo: un vino tu, un'acqua io. Si parla di cose di tutti i giorni. Mi racconti della tua casa al mare, del lavoro, degli affetti. Appari serena e rilassata. Mangiamo una portata, poi torniamo tra gli altri. Uno che ti conosce bene ed ha osservato la nostra scena da lontano, si alza dalla sedia dov'era seduto da un paio d'ore e ti viene incontro sorridente. Anche lui ha spazio nel tuo passato.
Sono le 23 circa, ho finito. Penso che sia stata l'attesa più lunga degli ultimi dieci anni. Tu scappi verso un'altro evento. Io salgo in auto e parto. Prima d'andar via mi dici "fatti sentire": anche quelli che non bevono hanno diritto ad un saluto.

giovedì 18 marzo 2010

Camera 207 - Una sospensione.



Ci sono spazi che sibi un intrico di tempi: non passato, non presente. Una sospensione.
Entrarci e non sapere com'è avvenuto è un tutt'uno.
Ci entri come dovessi custodire un segreto: il silenzio prezioso, talvolta interrotto dal crollo di parole lesionate. Inutile ostinarsi a pensare all'avvicendamento dei momenti belli con quelli brutti.
Ma non si può pensare all'assenza prescindendo dal luogo dove ci si trova.

mercoledì 17 marzo 2010

Camera 208 - Smarrimento


Ti ho conosciuto e decidemmo di iniziare a camminare insieme. Guardavo il centro della tua mente, te lo descrivevo e te ne sgomentavi. Capivo, anche se non me lo dicevi, che non saresti stata capace di restarci a lungo con me. Qualche tempo dopo te ne andasti. Io restai nell'intrico di vicoli e strade della tua mente. Certe volte mi perdo anche nei luoghi che conosco benissimo.

sabato 13 marzo 2010

Camera 407 - La camera della memoria



Le luci diffuse di sempre si mescolavano con i deboli raggi che filtravano dalle spesse tende.
Gli unici rumori che si sentivano erano quelli miei, quando mi muovevo.

Non era una giovane, moderna e senza spirito.
Aveva la bellezza dell'importante passato da modella.

Poi, come diventò notte, l' impossibile voglia di far diventare visibile l'invisibile.

lunedì 8 marzo 2010

Camera 722 - Il nuovo dialogo


Sono trascorsi i primi trenta giorni. E' l'alba di un nuovo dialogo e c'è intorno a noi una gran confusione. Polvere di parole, rumori inconsueti e colori immaturi. E quando il sole sarà alto e la gente preferisce non guardarsi intorno, il dialogo cambierà volto.