lunedì 24 maggio 2010

Camera 322 - Un pomeriggio ripetuto.


Fa caldo in questo tardo pomeriggio, quando ci troviamo ancora una volta faccia a faccia. Sul tavolo le solite domande senza risposta. I soliti riti attrverso i quali deve passare la nostra non comunicazione. Ripeti il rituale, forse per convincere te stessa, forse per sperare che cambi qualcosa, forse per negare a te stessa la tua incapacità di decidere.
Mi elenchi con precisione tutte le necessità che hai, i perchè che usi come appigli, i come devo seguirti, perchè dai per scontato che io ti segua. Neanche per un istante prendi in considerazione che io non ti segua. D'altronde, con il mio passato e di questi tempi, non ti sarà facile trovare un'alternativa. Lo ripeti mentalmente e la tua fronte lo conferma attraverso le pieghe che assume.
Di cosa stiamo parlando, non lo so. In questi primi ed ultimi mesi, mi poni ciclicamente le stesse domande. A volte penso sia un mettermi alla prova: vediamo se mi conferma la risposta dell'ultima volta. Perchè non mi ascolti. Perchè non dai credito alle mie parole. Perchè non ti interessano le mie risposte. Ed è questo che emerge prepotente in questo ultimo pomeriggio. Sono venuto qui con la speranza di sempre. Di chi crede in quello che ha scelto di fare, da quale parte stare, di cosa vuole essere, di come vuole raqggiungerlo. Sono qui non per cercare di convincerti, ma per capire se questa volta mi presterai ascolto. Ti guardi intorno, sospiri, pensi. Poi, con la calma di sempre:, la stessa domanda, quella che si riflette sulle pareti che ci circondano. "Ma cosa hai pensato la prima volta che ci siamo incontrati?".

domenica 23 maggio 2010

Camera 401 - La sottile sfumatura tra l'ultimo silenzio e l'incomunicabilità.

L'ultima volta che ci siamo visti eravamo al risorante per una cena da te voluta. Sei arrivata con la solita pressione di chi ha tanto da dire e poco da ascoltare. Avevi un sorriso da domenica pomeriggio che incontrava così poco l'entusiamo di chi ti osava guardare. Io, manco a dirlo, osservavo i tuoi gesti, ascoltavo le tue parole così ricche di dettagli della giornata. Poi, senza alcun imbarazzo, mi hai detto: "accidenti, mi dispiace, non ti ho nemmeno chiesto come stai."
Non ho alcuna voglia di risponderti davvero. Anzi, non so nemmeno perchè mi trovo qui. Magari qualcun'altro si sarebbe goduto l'opportunità di rispondere che si, stava cominciando a stare meglio, dopo il tradimento. Ma a me va bene così. Francamente non voglio sapere altro su come la pensi ora.
I posti vuoti intorno alla tavola rappresentano benissimo gli spazi vuoti che non abbiamo saputo riempire. Questo nostro incontro è un momento misterioso. Un proiezione degli attimi non colti, degli eventi non catturati che hanno girato intorno a noi. Mi parlavi sempre di una prova, tanto per capire le sensazioni che avevi. Cosa veramente potessi fare per me, per noi. Ma così, all'improvviso, nella spontaneità più assoluta, restavi in silenzio occultavi la voce. Hai una borsa che mi mostri colma di pagine che hanno scandito i nostri tempi, i nostri progetti. Solo il nostro dialogo non c'è più.

sabato 8 maggio 2010

Camera 207 - Il risveglio


Ho aperto gli occhi presto stamane. Come al solito. Ho spento la sveglia prima che suonasse. Come al solito. C'era solo luce arificiale in camera. Come al solito. Il bagno è l'altro spazio che condivide il mio vuoto. Come al solito. Sono sceso a fare colazione. Come al solito. Il latte freddo, cereali, yogurt e due caffè. Come al solito. Rientro e chiudo la valigia. Come al solito. Mi avvicino all' armadio con specchio per prendere la giacca. Non come al solito. Che sofferente sorpresa ricordare all'improvviso la serata appena trascorsa.

Mi ricordo i sorrisi dell'arrivo e i primi saluti color ghiaccio. Il racconto dell'interminabile giornata. Perchè ci sono impegni professionali, ci sono le cose da fare e poi ci sono io. Che cosa sono stato non lo so. Che cosa sono, non lo so. Ma ricordo di aver accettato questo tempo da te che di tempo non ne hai mai. Ma non me ne importa. Cammino per la mia strada ricordando i nostri non tempi, i nostri non dialoghi, i nostri non progetti.

Sono qui perchè così volevo fare. Vedere che non sei più tu, e nemmeno io.

sabato 1 maggio 2010

Camera A2 - 204 Tempo e spazio.



Non avendo punti fermi nello spazio, si vive cercandone nel tempo. Avere punti fermi nel tempo non significa restare legati a momenti particolari, significa vivere ogni momento in modo particolare. Ad esempio vivendo con passione. Vivere essendo tutto se stesso, dal piccolo al grande gesto. Ma passione vuol dire anche non agire. Saper aspettare. Lasciarsi attraversare dagli eventi più grandi di sé, riconoscendo il proprio limite di natura temporanea. Ed è così che ho vissuto e vivo ogni relazione. Occupando ogni spazio che mi è dato, impegnando ogni momento trovato. Sempre avendo come faro la funzionalità. Si lo so, come modo comportamentale ti suona strano. Freddo, calcolatore, distante. Ma prova per un attimo a leggermi dentro. Prova per un attimo ad ascoltare le mie parole. Prova a immaginare cosa sarebbero le azioni se non avessero uno scopo, una loro funzione. Fare una cosa in funzione di vuol dire farla con etica. Che vuol dire farla nel migliore dei modi possibili. Ed essere quindi lo scopo, la funzione di un'azione significa quindi essere al centro delle attenzioni in ogni momento da parte di un'altra. Oppure, essere al centro di un'attesa dall'altra parte. E' così che ho vissuto e vivo ogni relazione. Dieci anni la prima, dieci anni la seconda. Mi hanno adulato, illuso e poi scaricato. Ma tutto questo non ha svalutato neanche di un millesimo i momenti vissuti. Erano tutti vissuti con passione, con verità. Ora tu, con le tue domande, i tuoi mettermi alla prova. Si ricomincia? Sembra già tutto previsto? Può darsi. Ma è la vita, basta solo aggiungere significato.