domenica 27 giugno 2010

Camera 275 - Così.


Hai molto tardato a dirmelo. Moltissimo. Dubitavi?
Ci siamo incontrati e piaciuti, così. La vivacità e la malinconia. Forme nuove e bizzarre con tradizioni e riti consolidati. Ebbene? Ebbene tutto ciò, talvolta, non esiste più. Vengono giorni in cui non mi piaci punto. Nulla di tuo arriva fino a me. Mi appari distante e immobili come un edificio abbandonato. In questi giorni, io potrei stare vicino a te, lontani ambedue dai rumori del passato, da ogni fastidio e non direi una parola. E' strano. Capitano momenti anche peggiori. Sono quelli in cui tutto di te mi dispiace. Dopo l'indifferenza, il disgusto. Le tue osservazioni sempre dure, le tue parole sempre silenziose. E la tua armonia sembra mancare e io debbo sfuggirti. Poi, non so come, perchè la transizione mi sfugge, torna il momento, l'istante, improvvisamente in cui mi riappari con tutta la tua seducente attrazione. Allora la parola mi prende, il dialogo riprende e io sono con te. Così.

venerdì 4 giugno 2010

Camera 206 - Il viaggio


L'alba sta arrivando e intorno c'è silenzio. Odori, rumori, colori della notte prima non ci sono più. Tra poche ore altri odori, rumori e colori prenderanno posto. Anche per i sensi c'è questa sospensione: non più quelli prima, non ancora quelli di dopo. Allora non resta che aspettare immobili in questa camera.
E' stata una giornata intensa ieri. Ripenso alla sveglia alle sei, mettendomi in marcia alle sette.
Piccole pause, qualche caffè, poche parole. Rispetto le tue abitudini in modo da non offendere i tuoi spazi. Non mi considero portatore di stile. Sono solo uno pronto ad ascoltare con orecchie nuove, a vedere con occhi nuovi tutto quello che sembrava già previsto.
Le nuvole cariche di pioggia. Le mucche nei prati verdi tra le montagne. Le case costruite su rocce isolate. Qualche vibrazione del telefono per un messaggio. Una cosa è certa: non c'è spazio per la noia.
Lungo la strada tutto sembra che corre veloce. Noi lenti, lentissimi. Con un totale disagio per essere così vicini, così lontani. La meta la potremmo raggiungere in poco tempo e in modo emozionalmente confortevole. Ma la mia mente si rifiuta di accettare questa logica. Come disse un vecchio nomade incontrato anni fa: "il bello di chi va piano è che non trova mai nessuno da superare e così vive più tranquillo."
Lasciamo le montagne per perderci in questi lunghi rettilinei in pianura. Il paesaggio offre ancor meno tracce di relazioni umane e mi sembra che ben rappresenti questo nostro dialogo.
Fa freddo, sempre più freddo. E' difficile capire. Mi guardo intorno, case con pareti crollate insieme alle storie di chi ci abitava. Vorrei fermarmi per capire cosa stai pensando. Ma sparisci di nuovo, portando con te i tuoi silenzi. L'importante è andare, non fermarsi. Dopo alcune ore torni con una domanda. Come se non avessimo fatto tutta questa strada insieme. Riprendendo esattamente il cammino da quel punto distante centinaia di kilometri e ore. Anche solo per questa domanda vale la pena viaggiare con te.
Improvvisamente un suono, uno squillo. Sono le sei, è di nuovo ora di andare.

martedì 1 giugno 2010

Camera 712 - A me stesso


Sono passate da poco le nove di sera. Le solite centinaia di kilometri, la solita camera, la solita cena d'hotel. Non importa dove mi trovi e che cosa sto pensando in questo momento. Saranno i soliti progetti, desideri, programmi.
Mi fermo solo un attimo, chiudo il quaderno, spengo la tv, mi dedico ad ascoltare il rumore degli alberi piegati dal vento. Un suono forte e fragile, minaccia e carezza: come un battito di vita. E' un suono strano, suggerisce di non rimandare, potrebbe essere tardi per gioire.
La giornata è stata proficua, c'è grande soddisfazione per il traguardo raggiunto. E tutte le mete fin qui raggiunte rappresentano la realizzazione di sforzi. Ma quel battito è sempre lo stesso, da sempre. E' impresso dentro, principio vitale. Le mete che raggiungerò mi renderanno felice, eppure le dimenticherò. Quelle che mancherò mi amareggeranno, eppure le dimenticherò. Ma quel battito, quel ritmo di vita, non si dimentica.
La vita mi ha dato tanto: entusiasmo e gioia di esistere, e sono troppo importanti per non essere ripagati. Se continuando a vivere, rischierò per raggiungere le mete, non importa se succederò o fallirò. Sarò sempre felice, anche solo per aver tentato. Sempre me stesso.