giovedì 26 agosto 2010

Camera 302 - Perchè ho una domanda da farti.


Perchè ho una domanda da farti. So che tra poco ci incontreremo ancora, anche se non so esattamente quando, ma volevo conoscere qualche tuo pensiero un po’ meglio. Non mi interessa sapere come sei ora, di che colore hai i capelli, il viso. Quanto sei alta, com’è il tuo corpo o, più semplicemente se ce l’hai, un corpo. Non c’è più spazio per certe domande.
Ecco quindi la mia domanda: che importanza dovrei attribuirti?
Ti introduci nei miei sogni, nelle attese, nelle speranze. Ci sei anche quando ti neghi nelle ore di chi vive in tuo nome. Non ti posso eliminare dalla mia vita. Sei con me quando viaggio, quando osservo il tempo che passa tra una camera e l'altra. O forse non sei con me, sei dentro di me.
So che hai tanti appuntamenti ogni giorno, non è possibile sapere i tuoi spostamenti.
Se te ne andassi? Altre prima di te l'hanno fatto. Cambierei strada.
Perchè è così che succede. Tutto accade quando smetti di percorrere la stessa strada ogni giorno.

giovedì 19 agosto 2010

Camera 533 - Domani


(ascoltando Hold On - Angus & Julia Stone)

Dopo venti anni, centinaia di migliaia di kilometri, ossa rotte, gola desertificata e udito portato via dal vento, sono giunto qui. Non so che ore sono, ma in fondo non importa neanche saperlo. Con la mia tranquillità del blu. L'inquietudine delle camicie bianche. I dubbi delle musiche che ascolto. Non ho la saggezza del vagabondo, al massimo la capacità di raccogliere l'ispirazione suggerita da quel luogo, da quel momento.
In un viaggio di venti anni non esiste nulla di immutabile, compresi i desideri. Forse nella prima camera pensai che fosse per sempre, ma oggi so che si modificano negli anni, cercando sempre cose nuove.
Il primo desiderio era un gioco. Poi una sottana. Poi i soldi. Ma poi ho imparato che i soldi sono un calcolo, per chi li ha, per chi li cerca. Desideri e piaceri che non riesci neanche a mettere in elenco. Sono quelli che ti fanno cercare il giorno dopo. Sono nascosti e non facili da capire. Spesso te ne resta solo il ricordo di averli vissuti. Quando arrivai alla seconda camera ero già per strada. C'era la porta aperta che illuminava una finestra con una luce intensa e diretta. Entrai, la luce si spense di colpo. Decisi allora che entrando in una stanza non avrei più aperto alla luce dalla finestra. E' una quiete che ci concediamo reciprocamente io e la stanza. Arrivando alla terza camera ho visto che non sono più giovane e impetuoso. Mi accorgo di quante cose conosco solo da lontano, come quei parenti delle vecchie foto che non si sono mai incontrati e dei quali hai sentito tanti racconti. Qui dentro dimentico il giorno e mi preparo ad affrontare qualcosa di diverso. Raccolgo le storie degli altri, aspetto le tue parole, sempre misurate. Il silenzio svanisce nel sonno, domani ci sarà un'altra camera.

mercoledì 4 agosto 2010

Camera 606 - La finestra.

Ci ritroviamo spesso nel silenzio, nel buio di una camera. Senza astio, nè fastidio, nè rancore. Ci guardiamo di sbieco e forse ci chiediamo cosa ci facciamo lì, assieme. Mi piaceva un tempo scrutare attraverso di te la luce di una nuova giornata. Tu che pazientemente ti aprivi ed assecondavi la mia volontà. Sembra ieri che arrivando ti venivo incontro, felice di rivederti. A te attribuivo la mia forza che ogni mattina mi portava altrove con vivacità. Al mattino, ovunque fossi, vedendoti pensavo: questa è casa mia. E non c'era tempo allora per altre domande.
Ora ci sono le domande, ma non è più il tempo. Allora ti chiudo per sempre, mia cara finestra.