mercoledì 29 settembre 2010

Camera 204 - Il buio all'improvviso.




La penombra era piena di tensione. Chiudevi gli occhi alla ricerca di piacere. Eravamo appena ritornati da una cena, vincendo la disappetenza di chi attende altro. Dal freddo avevamo raggiunto quel calore che rendeva trasparente l'aria. Ci fermammo fra due porte, uno sguardo ruvido e intenso che ti stringeva al collo. I polsi erano solcati dalle vene ingrossate, le mani tremavano. Se ti avessi stretto ancora un momento con lo sguardo, saresti svenuta. Ma dopo, fu peggio.
Ti tormentava in quel periodo una gelosia feroce. Avidamente cercavi di scavare dentro di me per arrivare laddove ognuno nasconde un segreto. Talvolta ti giungevano notizie portate da altri e allora tremavi e sospiravi. Ma mai hai spezzato l'attesa. Mai ammesso che io ero la parola che cercavi, il tatto che desideravi, la presenza che inseguivi. Invece mi schiaffeggiavi con la calma.
Poi un giorno il buio all'improvviso. All'inizio furiosamente pensasti che sarebbe tornata con la tua fermezza la mia passività. E' durato fino ad oggi, al pomeriggio. T'ho vista muoverti senza incertezza tra quelle stanze. Con aria candida. Ho provato piacere immenso nel rivederti. Attraente e curata con i tuoi modi così sicuri. Ti sei seduta davanti a me. Con lo sguardo chiedevi il mio consenso a quel silenzio. Hai trovato invece una figura immobile. Io che non nego mai l'occasione per parlare, esprimere, dialogare, esistere. E così improvvisamente hai capito che il buio non s'è spento. Hai ancora tanti dubbi e così poco tempo.

martedì 28 settembre 2010

Camera 201 - Io non sono un libro.

(ascoltando Blade Runner Blues)

Si fa presto a dire parliamone. Poi in fondo non si parla. Al più uno detta, l'altro ascolta. Se va bene. Alla fine anche noi siamo finiti qui.
Molta attenzione al leggere, certo. E' importante, costruttivo, piacevole, istruttivo, intrigante, formativo. E si può continuare. Ma soprattutto è poco impegnativo. In fondo un libro lo apri, cominci a leggere. Non ti piace? Lo chiudi e lo metti via. Non hai tempo? Lo metti da parte, aspetterà. Hai voglia di portarlo con te? Verrà di sicuro. Lo senti come un peso? Lo lascerai da solo, non si lamenterà. Con una persona sarebbe diverso. Dovresti parlarle qualche volta. Magari informarla prima di portarla con te. E poi, se comincia a raccontare qualcosa e non hai voglia di sentire? Si d'accordo puoi dire non è il momento, ma poi? Come la prenderà?
Ci sono tanti libri intorno a te. Ci sono tante buste intorno a te piene di fogli scritti. Sono tutte le tue storie. Sono certo c'è una busta anche per me. Dentro ci saranno appunti, pagine, parole. Qualcosa che parla di me. Ma non sono io a parlare.
Mi chiami, mi fai arrivare. Ti incontro attraverso un vetro. Un cenno, aspetto. Esci con un altro cenno, mi dici dopo. Sei impegnata. Ci sono urgenze. Ci sono ore ad aspettare, le mie. Non c'è rabbia ma glaciale constatazione. Esco, me ne vado in strada. Io non sono un libro.

sabato 18 settembre 2010

Camera 512 - Le altre.


(ascoltando Iguazu - Gustavo Santaolalla)

Ventidue anni su quarantaquattro. La camera per la sfida di riuscire a interessarti. La camera che mi definì. La camera che mi fece esperto e quella che mi rese uno sconosciuto. La camera che stimolava la creatività era una gabbia. La camera che fece emergere la consapevolezza. La camera che mi raccontò il suo punto di vista. La camera della storia gentile. La camera senza storia e con tanti personaggi. La camera con tanti personaggi senza storie. La camera in cui ti lasciai il messaggio. La camera d'arte contemporanea. La camera copiata da quella prima. La camera lenta. La camera schiva. La camera che prese la mia vanità. La camera con lo stato d'ansia. La camera senza eccezioni. La camera per riflettere. La camera che richiese moltissimo. La camera che trovai alla fine del percorso. La camera che mi fece la domanda "Ne sei ancora innamorato?". La camera che mi richiuse nel suo mondo. La camera della contestazione. La camera che esprimeva violenza. La camera per lamentarsi. La camera che ripeteva la mia individualità. La camera della specificità relazionale. La camera nuda di noi. La camera per convincersi. La camera per entrare in me stesso. La camera del coraggio per non uscire. La camera estroversa. La camera timida. La camera per osservare. La camera per dare. La camera per fissare. La camera che raccontava l'amore. La camera che fa finta di esserla. La camera che mi fece sorridere. La camera senza finestra. La camera per non attirare attenzione. La camera che ci fece incontrare.. Tante camere, tante storie. In attesa della camera che mi porterà te.

venerdì 3 settembre 2010

Camera 5113 - Scelte e priorità.


(ascoltando Requiem, Mozart)

Abbiamo sempre una scelta e scegliere non è difficile. Sapere cosa scegliere lo è. Per alcuni, non per tutti. Ci sono decine, centina, migliaia di persone intorno a me. Non ne conosco neanche una. Non perché sia una città straniera, ma solo perché è così difficile poter dire di conoscere una persona. Ci sono persone che aspettano, persone che corrono, persone che parlano, persone che osservano, persone che mangiano. Perché abbiano scelto quel luogo, quel momento per agire non lo so. Mi diverto ad immaginare quale siano stati i loro percorsi precedenti, quali quelli prossimi. E penso che alla fine sia una questione di priorità. Così insegnano: scegliamo in base a delle priorità, anche se conosciute solo al nostro inconscio, La camera è ampia, luminosa, con tutto ciò che potessi desiderare. L'ho scelta, ma la mia priorità era e rimane un'altra. Vorrei poterti raccontare invece di parlare. Vorrei poterti ascoltare invece di sentire. Vorrei sentirmi una tua scelta e una tua priorità. Vorrei che ci fosse meno luce. Torno in strada, il freddo del mattino mi accompagna verso un caffè.
Rivedo le persone di ieri seppure tutte diverse. Sono diverse ma hanno fatto la stessa scelta di quelle di ieri. In fondo le scelte si ripetono, uguali tra le persone. Bevo, intanto penso e mi chiedo se anche tu farai la mia stessa scelta.