domenica 17 aprile 2011

Camera 220 - Come fosse il nostro ennesimo gioco.





 

Provo a non farci caso, ma spontaneamente butto l’occhio sul letto vuoto. Si giocava molto, noi. E ci si beffava del mondo fuori. E così volevo fare quella sera, quella strana sera. Me lo ricordo. Quando ti ho aspettato, fuori dalle tue parole, nascosto dietro le note di una qualsiasi canzone. Come fosse il nostro ennesimo gioco. Invece. Sei uscita con i tuoi capelli allegri, i tuoi occhi che quella sera mi sembravano ancor più grandi,  ed il tuo solito impeccabile sorriso seducente. E anche lui è uscito, con i suoi fluenti discorsi e i suoi vent’anni, forse. Eravate allegri. E lui non era il fratello che non hai. E non ero nemmeno io. Già. Sono arrivato troppo presto, quella sera. Accidenti a me. Volevo dirti che ti amavo. E credo di amarti ancora adesso. Ma adesso è troppo tardi. Troppo tardi per rincorrerti. Troppo tardi per le mie mille domande, per le tue risposte.

giovedì 14 aprile 2011

Camera 002 - Ma non sono il tuo traguardo.






Sono da poco passate le ventidue e sento il bisogno di chiamarti. E’ una sensazione che provo quando sto girando per certe strade rubando emozioni. Il sottofondo visivo mi regala attimi di vita privata. In questo albergo non sentono il bisogno di una tenda che li protegga. Potevo vedere immagini di te, potevo ascoltare la tua voce. Ma niente in quella camera riusciva a riprodurre i tuoi odori.  Siamo il simbolo di una relazione viva e dolente, guidata dalla ferma volontà del cambiamento. Plateali manifestazioni e chiassosi silenzi che contornano l’inevitabile rincorrersi lungo i vicoli del tempo. Una relazione che hai sottovalutato alla nascita ma che ti ha appassionato nel tempo. Tua la scelta di stare lontana dalle scelte. Di nasconderti dietro gli altri, di accusare gli altri per giustificare la tua assenza. Mi rendo conto di essere la tua strada per arrivare lontano. Ma non sono il tuo traguardo. Ci avvicinano le cose grandi, ci separano le minuscole. Ma è giunto il tempo di andare anche in capo al mondo pur di realizzare il mio progetto. Di me, sai tanto. Sai quanti anni ho, quanti kilometri percorro per te, quanti giorni stiamo insieme, quante cose compro per te. Ma c’è un numero che non conosci: quante parole scrivo per te. Due, tre, quattro squilli... Finalmente una voce: “Ciao.”

mercoledì 6 aprile 2011

Camera 203 - Alle basi della compatibilità.




 
E' un viaggio continuo, alle basi della compatibilità. Un uomo folle, che insegue il suo sogno di bellezza armonica in quello che fa. Bellezza come una morsa feroce che insegue gli eventi.  Dialoghi con fasi di apnea e dei due chi ha una gran voglia di dialogare è chi per natura parlerebbe di meno. So che posso non farcela ma so anche che se non tento non realizzo una parte di me. E' una cosa forte, più forte della mia paura, più forte del tuo silenzio, del tuo essere immune al senso della parola. Sguardi silenziosi ma colmi di significato, sguardi catturati mentre tu guardi altrove. Sembri dormire ma di un sono strano, forse irreversibile. Non è neanche un brutto sonno, da cui ci si sveglia con danni, ma ci si sveglia. 27 dicembre. Lo sguardo che scambio con il tuo corpo prima di toccarti è di quelli che non lascia spazio a dubbi e spazio alla mente di viaggiare. Ogni tuo movimento lo vedo ripetuto decine di volte.  Apri gli occhi, hai la consapevolezza di aver vissuto un momento unico. Ma è passato.