venerdì 10 giugno 2011

Camera 507 - Sento freddo.






C'è un vento che taglia le foglie e una pioggia che fa ballare l'insegna del' hotel. Attraverso i vetri della finestra godo di questo spettacolo di luci improvvise e suoni profondi e acuti, seduto su questa piccola poltroncina in pelle nera. Tra mille pensieri che affollano la mia mente in questo momento percepisco distintamente solo la luce che invade tutta la stanza e tu.  Il tavolo ellittico in un angolo rappresenta bene il disegno delle nostre orbite: sembrano vicine ma tendono ad allontanarsi. La luce sembra dare calore ma la mia mano è fredda come il marmo che copre il tavolo. Mi tocco la mano. Sento freddo. Ho i brividi. Allora non sto sognando. Sei in piedi in mezzo alla camera, mani nelle tasche della giacca, spieghi ragioni e dettagli della tua scelta, fino alla fase post decisione. Una gestione del dialogo perfetta: peccato che ogni parola abbia il rumore secco e metallico di un martello che batte una lamiera. Incoraggiata dal ritmo di quei colpi, aggiungi: «E poi su, avanti. In fondo è solo questione di tempo». Non perdo conoscenza, ma fiducia nel dialogo e nelle relazioni. No, non c’è più nulla di ovvio o di banale.

lunedì 6 giugno 2011

Camera 601 - La sera la camera diventa donna.


La sera la camera diventa donna. L'odore dei suoi tessuti ti avvolge, i suoni si fermano fuori dalla porta e le luci sfumano in un buio che diventa un tessuto semitrasparente. Sei sospeso tra i rumori del giorno ancora non del tutto scomparsi e i falsi silenzi della notte non ancora sopraggiunti. Improvvisamente appaiono i due occhi grandi, si mostrano appena per poi tornare a nascondersi dietro un sorriso triste. Una donna che ti apre le braccia e ti strangola. Una donna che ti fa parlare ma non ascolta. Una donna che cerca le tue mani per legarle. Si diffonde nel' aria il calore della falsa intimità che ti porta a raccontare di te, di tutto. E quando le parole sono ancora nell'aria, appena sospese davanti alla tua bocca, le vedi gelare nell'indifferenza e cadere frantumate. Dalle pareti intanto come sottofondo senti le parole degli altri, di tutti quei viaggiatori di storie che prima di te sono passati di lì. Tutte parole stregate e catturate dalla donna camera e mai più liberate. Sei lì, e sei immobile, schiacciato da una presenza invisibile, freddo come il ricordo che ti assale, caldo come la speranza che cerchi. Sei lì, e respiri con difficoltà, vorresti aprire una finestra ma sai che dà sul vuoto. Sei lì, e non puoi capire il passato, non puoi interpretare il presente, non puoi progettare il futuro. Sei lì e pensi che vorresti andar via ma sai che quando lascerai quel luogo, ovunque tu andrai, porterai via con te quella camera.  E' la tua vita che ti ha portato in quella camera, e in quella camera che c'è la tua vita.