giovedì 29 dicembre 2011

Camera 110 - Una conversazione casuale con Alexandra Jiliskaya.






Come ho detto altre volte, non ho paura di camminare. Non sai mai dove ti porteranno i piedi. Tu esci al mattino e vai. Pensi di avere un programma, un'idea, una lista di cose da fare e la segui. Poi un semaforo rosso di troppo, una coda per traffico, una fermata per un caffè, il programma originale cambia. Era un giorno freddo, di quelli che ti suggerisce di indossare una sciarpa con doppio nodo prima ancora di scendere dalla macchina. Entrai in un bar. Non c'era molta gente, avevo tempo per qualche minuto.  Come cominciammo a parlare non lo ricordo, e non importa. Ma dopo poche parole si presentò, quasi a voler sottolineare la presenza: sono Alexandra Jiliskaya. 
Restai subito intrappolato da una conversazione ricca di sfumature inaspettate e sorprendenti. Molto lontana l'identificazione con una donna normale, assai più probabile la somiglianza con un passato. Mi parla subito di regole del gioco, della vita, e no,  non sono quelle semplici conosciute. Regole che non hanno senso per la gente normale, ma vanno certamente bene a Alexandra. Sarà stato lo stile oltre alla maestria, ma il racconto. E' una donna che sposa bene intelligenza con il piacere. Pensavo: dev'essere questo il sogno che si compone nella mente. Una conversazione che era  un gioco meraviglioso che rivelava che a ogni immagine si può accompagnare una parola e poi un'altra. La vita di Alexandra era una prova che la storia condotta può diventare ora dolce ora amara. Nel racconto aveva lo sguardo ragionevole e ben conscio della fortuna, per quanto le avesse voltato le spalle all'improvviso. Poi mi raccontò di anni ordinati, scanditi da momenti cupi quasi una resa dei conti, finchè non pensò di essere pronta per esaudire quel sogno. Il tono diventò emozionato e felice, in equilibrio tra concretezza e affetti. Pensava di stare bene.
Per molti lo stare bene è facile da immaginare: passeggiate, risate, amici. Un occupazione encomiabile ma leggermente sprecata rispetto al suo potenziale. Ma si può vivere a lungo accanto a una donna così dotata, che richiede impegno e energia notevoli? E forse anche nello stesso momento sognando un futuro meno faticoso? Cos'altro può desiderare? Ma il destino quando è in presenza di passioni ha spesso brusche variazioni. Un incontro, apparentemente discreto, con occhi vigilissimi. Alexandra rimane ancora una volta colpita dalla capacità, che contraddinto la sua vita, che un futuro grande e spaventoso al tempo stesso, ha su di lei di spingerla oltre. Un futuro che in cambio richiede dedizione massima, l'abbandono delle sicurezze per un'intesa perfetta. Tutto ciò si compie in un modo così naturale che capii che tutto ciò avrebbe riempito la mia vita. Me lo dice quasi a voler trasmettere la sua esperienza di vita, che non può che essere fisica, emotiva, erotica. La sua voce è quasi stanca quando dice che ognuno sa quanto sia importante per se stesso. Di quanto si sia resa conto che ha sempre dato una risposta istintiva alle richieste. Una risposta data innocentemente e senza volere, pura e fresca senza sbavatura. Nel pieno della sua giovinezza, con carattere, vitalità straordinaria, entusiasmo, presenza fisica, mi parla di viaggi senza mai conoscere una sosta. Perchè alla fine, mi dice con sorriso spigoloso, io abbandonavo sempre tutto, aprendomi a nuovi mondi.

mercoledì 21 dicembre 2011

Camera 102 - La mia metà.






Lì: un qualsiasi luogo tra una camera d'hotel, una sala d'attesa

Data: uno qualsiasi degli ultimi


Caro me stesso,


ti ho trascurato da un po’ e mi dispiace ma voglio riallacciare i rapporti con te perché sento il bisogno di confidarmi con un’amico. Per molto tempo mi sono occupato solo delle abitudini quotidiane, anzi delle preoccupazioni. Azioni che  l’anima non sente ma che il corpo esegue, scandendo le inutili ordinate ore. Che coincidenza però. Siamo alla fine dell'anno e sono qui  a raccontarti quello che è successo come una specie di bilancio. Coincidenza appunto. Se penso al periodo anno su anno, come si usa fare al lavoro, potrei dire che era partito male. Se penso al solo periodo solare, direi lo stesso. Quindi, cosa importa del tempo? Il tempo è un bene prezioso, senti dire. Vero, ma a renderlo prezioso è il senso delle azioni che ci sono dentro. Attese comprese.
In questo non luogo di attesa ce n'è davvero tanta. Quella banale di un orario per il prossimo volo. Quella importante, quella per rivedere un volto importante alla fine di un viaggio. Se c'è un volto.  Per raggiungere un gate attraversi sale, tunnel, scale e poi ancora tunnel e infine arrivi davanti a una porta. Attraversi quella porta, entri in un piccolo tunnel, una specie di stangate, rimani sospeso per un poco di tempo, ed esci poi attraverso un altro piccolo tunnel e una porta. A quel punto sei da solo, tu e la tua attesa. O finisce lì, oppure ti accompagna e ti rimane a fare compagnia.
Io ti ho tradito, è vero, ma so che tu non covi rancori. Certo mi avrai odiato appassionatamente, quando ti ho voltato le spalle, cedendo alle lusinghe di chi mi diceva che sarei stato protagonista nella recita più importante del mondo. Sei la mia metà,  e con te ho vissuto questo anno che è stato tutto ma soprattutto inquieto come la mia natura.
E' nato con poche verità e qualche speranza a gennaio, sta finendo a dicembre con qualche speranza in meno e qualche verità in più. Segnato da asperità e difficoltà ma sostenuto dalla volontà di andare avanti. Ma che cosa sarebbe un anno vissuto senza speranze e senza verità? Sarebbe una notte. 
Una notte. Ma non una di quelle in cui non dormi e continui a pensare. Finirebbe per essere un anno di vita accessoria e non diventerebbe funzionale all'arrivare al traguardo.
Mi hai messo a disposizione le tue abilità, il tuo talento, ma rimani nell' anonimato, dietro le mie spalle. Sei la mia ferrea regolarità senza senza subire passivamente il fascino della narrazione delle storie che incontro. Sei la mia disciplina che governa il gusto per inventare. Sei la mia ansia di arrivare, il mio innato piglio per riuscire. La passione per l'ascolto e per l'immagine si fondono in unica parola: vita. Tu sai che sapere cosa fare della vita, avere idee chiare, non significa partire dalla cima, anzi. Ma aiuta. E quello che sò, è che c'è bisogno di andare. Non perchè non ami le radici ma perchè sò che le radici mi possono dare l'energia per andare. Attraversare ambienti assolati e polverosi, fermarsi in posti isolati e grigi. Permettersi di lasciare sulle spine la fantasia per concedersi alla ragione. Una vita sconsacrata sarebbe, se non si esercitasse assiduamente l'ascolto dell' emozione. L'anno appena passato è stato come se avessi incontrato una alta e bionda e io fossi basso e rotondo, completamente diversi. Caffè al mattino, birra da città alla sera. Per raccontarsi i successi e le delusioni, i pianti e le risate, le attese e le speranze, le strade e le stanze. 
Nel mio cuore c'è l'entusiasmo di un bambino, nella mia testa i pensieri di un uomo.  Sarà una sfida ancora più esaltante da solo, perchè tu sai che non le concederò spazi. C'è un altro anno davanti, un anno per sognare, pianificare con scrupolo, cimentarsi con sfide di grandezza sovrannaturale, per rischiare tutto quello che ho raccolto, per essere catturato non solo dalla storia ma anche da tutto quello che c'è intorno.
A volte penso che non tornerai, ma tu…vienimi a cercare, voglio tornare quello che ero, voglio tornare per ricominciare. Hai davanti un altro viaggio e una città...




giovedì 1 dicembre 2011

Camera 1404 - L'amore contributivo e l'amore retributivo.



Sono tempi in cui il dibattito fra retributivo e contributivo è quotidianamente presente. Un dibattito in cui i due aggettivi sono legati ad un aspetto economico e sociale della nostra vita: la pensione, fase ultima del rapporto lavorativo. Pensavo però che per analogia lo stesso confronto si possa applicare all'amore, o per meglio dire ai rapporti d'amore. Un breve inciso per dire che riguardo alla pensione, la differenza tra i due sistemi dice che con il retributivo il valore della pensione è calcolato con la media delle retribuzioni degli ultimi cinque anni di lavoro, mentre il contributivo tiene conto dei contributi versati lungo tutto il tempo in cui si è lavorato, includendo quindi i periodi iniziali della vita professionale, periodi in cui generalmente si guadagna di meno. In breve, con il retributivo la pensione è più alta ma prende anche qualcosa che da altri, ovvero di coloro che ancora lavorano, che contribuiscono a compensare la differenza tra quanto versato dal singolo rispetto a quanto percepito. Con il contributivo invece la pensione è inferiore, ma frutto dei propri versamenti, risultando quindi in un certo senso più equilibrata per tutti. Ammesso che sia stato chiaro, la domanda adesso è: cosa c'entra tutto questo con i rapporti d'amore in una coppia?
Il rapporto d'amore retributivo è un rapporto che si basa su uno squilibrio: c'è uno che mette di più e l'altro che prende di più. Un rapporto influenzato solo dagli ultimi periodi, invece dell'intero periodo vissuto insieme. Un rapporto sicuramente più proficuo ma per una sola parte. Un rapporto contributivo invece è basato sui singoli contributi dati da entrambi, senza un calcolo dettagliato tra i due, senza lo scopo di gareggiare tra le due parti, senza la paura di rischiare che la somma finale ricevuta indietro sia inferiore ai contributi forniti. Un rapporto che tiene conto dell'intera vita vissuta, anche se i momenti belli sono quelli del passato e quelli brutti sempre presenti. Un rapporto che aiuti davvero entrambi, non solo una parte.
Dite che sbaglio?