sabato 17 marzo 2012

Camera 507 - Mosca, 02:30 am






Appena entro la camera mi dice: ho una domanda. Tutte queste situazioni che si ripetono: ma in un'altra vita cos'hai fatto? Rispondo: chissà quante camere hanno pensato questo.. forse tutte le volte che sono arrivato, ma nessuna aveva avuto il coraggio di chiederlo. La mia mancanza di idee provoca cadute di tono nella conversazione nella convinzione di poter esprimere tutto quello che sento. La camera fieramente si indigna e mi tratta guardandomi dall'alto della sua superiorità morale. Nella mia ingenuità sublime mi chiedo non come sono caduto in basso.. ma, sono mai stato in alto? Quell' altezza vertiginosa che ti fa sentire ogni cosa. Ma che cosa ho ascoltato? E con quale orecchio.... Una storia, un romanzo che si svolge in una camera, ogni giorno diversa, ogni giorno sempre la stessa. Una voglia di raccontare questo strano cammino finito qui dopo una serie di tappe e tu distante che mi hai rapito al vuoto. Ti guardavo, leggevo il mio pensiero e non tenevo in conto le parole rovinato dai tuoi occhi, escluso dai tuoi pensieri. Che cosa sarà del mio futuro: giusto restituire ai pensieri ciò che i pensieri hanno dato a me. In poche righe la visione di un'altra vita, sarà per il parziale isolamento. Ho perso l'orientamento e non sono le 11 linee di metropolitana.  Vita, tu sei così sublimemente formale, l'unica è fidarsi?

domenica 11 marzo 2012

Camera 106 - Doppia uso singola.






Entro in camera e vengo accolto da  voci e pensieri. Non è una brutta accoglienza, anzi. Io credo nonostante tutto di essere a un punto fortunato. La camera è una doppia uso singola, dus come vuole il gergo. Doppia uso singola è una descrizione adatta anche alla mia vita. Una vita doppia ad uso di una singola persona. In camera mi sento esaltato da una libertà incompleta. Posso esercitare il libero arbitrio di accantonare tutti gli oggetti da toilette per disporre altro. Mi rendo conto di essere inadatto al mestiere di altruista. A volte ho un gesto di generosità ma lo sento dissolvere in un soffio. Sono sfacciatamente sincero nel dire che sono spiritoso senza vera allegria. Lo penso e tutt'intorno c'è gelo, imbarazzo, false risate. Fare finta di offrirsi allo specchio. Se la trasgressione è così triste figuriamoci la normalità, sono le sue parole. Vorrei rispondere arditamente ma prendono il sopravvento i nomi dei miei personali nemici: routine, abitudini, noia. Sono un effetto tutto esteriore. Se devo immaginarmi oggi un futuro, lo immagino con le scarpe tutte consumate. Passare nel tempo più come egoista che come solitario. Indelebile affrontando il viaggio di ogni giorno. Vidi la questione ma non seppi risolverla. Fra voci e pensieri che compongono l' esistenza di questa camera che fa impallidire la realtà del mondo esterno. Mi accorgo della mania di scrivere ad ogni costo di ciò che si vive invece di vivere al meglio ciò che è stato scritto. In fondo, sono solo egoista.