mercoledì 2 maggio 2012

Camera 613 - Una camera.

  
In televisione c'è un reportage su una guerra. Una delle tante guerre, che i paesi ricchi fanno ai paesi poveri, per il loro bene. E dopo le bombe, l'elemosina di qualche parola di conforto, delle scuse al risparmio. Sulle bombe no, non c'era stato risparmio. Una guerra ai pensieri, alle idee, all'essere delle persone.
Mi viene così in mente che a volte, per uno strano abbaglio, cose, fatti, idee o persone guadagnano una fama sbagliata più forte della verità. Mi guardo intorno, osservo questa stanza, esempio di grettezza gentile al servizio dei miei sogni, al servizio dei sogni di un altro, senza alcuna differenza. Una rarità nel suo genere. Una camera  solenne solo in foto e parole sfocate. Una camera tra le altre di questo viaggio. Nel viaggio non ho confidenti o complici. Sono già solitario di mio, mi dicevo senza dirmelo. Non cerco compagnia di altra solitudine. Uno sguardo, una sensazione. Il viaggio alla ricerca del bello in ogni gesto, continua. Un viaggio vuoto, forse. Illuso? Forse. Non sono innocente di peccato, mi assumo la mia difficoltà a dare. Ma sono solo pensieri di scarsa saggezza, un poco cinica. Un modo per eludere il sovraffollamento di pensieri. Una prova che devo affrontare da solo e in modo scientificamente irresponsabile e senza forma. Ultimo gesto, sforzo solitario per la comprensione. Le camere sono luoghi di ricordi, di esperienze vissute da altri. Zone di passaggio per eccellenza, nelle camere i protagonisti non sono gli uomini o le donne, ma gli oggetti che le vivono: bottiglie, bicchieri, sapone, shampoo, cuffie da doccia, asciugamani, matite, carta da lettere, chiavi, schede magnetiche. E un messaggio dalla reception.