giovedì 7 giugno 2012

Camera 712 - Mestre 4 giugno 2012






Mestre, 4 giugno 2012

Fermarsi un attimo dal transito, chiudere tutto fuori la porta e dedicare qualche parola ad un'immagine. Se rimandassi a domani sarebbe troppo tardi per trasferire qui la violenta impressione che mi ha colpito attraversando la hall dell'hotel prima e il bar poi, mentre raggiungevo l'ascensore. Non era una bella donna. Aveva presenza, portamento, movimenti ricchi, eleganti, maliziosi. Una voce che incantava, un sorriso che trascinava. Apparentemente seduta in disparte era più notata delle altre al centro della sala. Non la distinguevi per i capelli, non ti soffermavi per gli occhi, non ti colpivano i polpacci affusolati. Il vero tratto dominante era l'equilibrio. Trasgressiva nel bere un caffè. Un solo, unico, semplice caffè. Niente altro. Questi fatti lontani nel tempo, che ora ricordo, possono far sorridere. Eppure furono, e sono ancora, molto pericolosi. Perchè da allora mi accompagnano nelle memorie notturne. Notti calme o agitate, notti d'ansia o di attesa. E quando arrivano, so bene cosa mi aspetta. E accompagno queste immagini con altri pensieri nell'incompiuto atto di dare un senso. Le immagini arrivano così, improvvisamente. Non puoi cacciarle via, non puoi sfumarle con altre immagini, non puoi annegarle in qualche liquido, non puoi soffocarle in qualche urlo. Puoi solo accompagnarle. Molti cercherebbero riparo in una pillola. Molti altri nella lettura, nella musica. Altri ancora, semplicemente le ignorerebbero. Io invece le accompagno. Perchè non lo so, e forse poco o nulla importa.  A volte cerco di riprendere indietro tutto ciò che ho dato. A volte vorrei restituire le assenze ricevute. A volte arrivano disordinate e confuse, allora le metto in ordine. Ma sempre le accompagno nella ricerca. Come se cercare un senso, ogni volta diverso, a quelle ultime immagini, ultime parole, sia proprio il senso di tutto. E quando la luce arriva e le immagini svaniscono, chiudo la valigia e mi avvio attraverso qualche altro transito.