lunedì 27 agosto 2012

Camera 358 - Poco prima di addormentarmi.


Milano, 26 agosto 2012.

Il buio rende universale qualsiasi luogo e si sovrappone alla realtà. Ti chiedo di osservarmi dunque. Di identificarti e nel contempo mantenere la distanza. È forte il disagio di un'assenza fuori dal luogo. Mostrare, proiettare, sedurre, guidare, vedere, far vedere. La fiducia nello scambio. Lo scambio nella fiducia. Può darsi. Può anche darsi. Ho desiderato, anche. Nascondi, però riveli subito. Impassibilità e buio. Posso rispondere in prima persona.  Rompere le abitudini. Io sono sempre qui, dietro questa immagine. Ad osservare te che leggi, te che osservi. Tutte le cose che possono accadere possono solo essere rappresentate dal vuoto.  I don't. Spogliarsi con gesti ordinati, ripiegare gli abiti smessi con cura. Passarsi una mano tra i capelli e rompere l'ordine. Mi impedisce di parlarne distesamente il fatto che sono accadimenti verticali. Ricordare attimo dopo attimo. La camera e io formiamo un assieme visivo. Emozioni di provenienza non realiste esercitano pressioni. Non mi posso sottrarre all'eloquenza, tu seduttiva evidenza fisica. Lo specchio riflette il mio corpo che non parla. La passione lascia il posto ai sensi. Senz'altro ai miei. Poco prima di addormentarmi.

mercoledì 1 agosto 2012

Camera 1017 - Ambiguità e confusione.


Milano, 1 agosto 2012

Alla fine della giornata arrivo qui. Qui comincia una nuova giornata, con il mondo fuori. Questa camera è circa venticinque metri quadrati. Una piccolissima parte se confrontata con il mondo esterno. Qui ho trovato la verità, qui sono perplesso, sono silenzioso, sono estraneo, sono mascherato, sono confuso, sono felice, sono sereno, sono stupido, sono reale, sono certo, sono sicuro, sono fiducioso, sono sospeso. Vengo qui per stare zitto, vengo qui per parlare, vengo qui per ascoltare, vengo qui per osservare. Una camera calma come un mare immobile in superfice e attraversato da forti correnti in profondità. Evitando di parlare senza dire nulla, nel godimento della contemplazione, come un ragazzo che deve fare un compito, un compito senza fine. La camera è su un piano dove ce ne se nono altre dieci, forse venti, una accanto all'altra. Ma con l'illusione di essere lontano. La lontananza come privilegio, come distacco perchè nulla diventi troppo grande o troppo piccolo, e mantenga le reali dimensioni. Mi conto gli anni addosso, sono sempre meno delle camere. Ma la camera è a sua volta un mondo. Perchè qui dentro si riproducono gli stessi eventi che accadono lì fuori, o dall' altra parte del mondo. Non devo andare lontano per assistere a eventi straordinari. Anzi, succede che riprodotti in questo piccolo ambiente, eventi piccoli, anzi piccolissimi, appaiano ancor più straordinari. E l'osservazione suggerisce alla mente di fotografare. Ma la fotografia è ambigua. L'immagine riprodotta non è quella che stavo osservando. E' simile, verosimile. L'immagine non dice perchè l'ho scattata. E tu che la osservi vedi delle cose che io non avevo notato. E in questa confusione di vedo e non vedo, nasce una nuova immagine. Io in questa confusione ci vivo, mi muovo con disinvoltura. E' un viaggio nel viaggio. Ogni dettaglio è come un bivio lungo la strada. Lunga o breve, buia o illuminata, poco importa. Apre ad altre visioni, esperienze, incontri, impressioni. Convinto del grande incontro, del grande evento. Questo mio modo di vedere però è solo mio. Ho imparato con il tempo a vedere e riconoscere cio che vedono gli altri e quello che non vedono. E alla fine ho capito che non è facile far vedere quello che io vedo. Alla fine viene fuori una nuova immagine, te la offro, la condivido, ma nello stesso momento, non è più la mia immagine, è tua. A me resta il piacere di osservare te che osservi. E così che osservando ho imparato una nuova cosa: il piacere del silenzio. Un silenzio che non dura per sempre. Suona la sveglia, è ora di andare. Un'altra camera, un altro piccolo mondo.