martedì 29 gennaio 2013

Camera 107 - Vetri rotti.


Vetri rotti dappertutto. Cazzo di vetri sottilissimi, di quelli che finiscono sotto i piedi nudi e tagliano senza dolore ma con molto sangue. Di te ricordo l'attenzione innata per l'eleganza, l'eloquenza di dettagli, la capacità di parlare con parecchie persone, la prerogativa di pensare a più strade contemporaneamente, la tua estrema noia per la campagna. Incontri curiosi. Di me ricordo lo sguardo vago, le parole sempre troppe, l'agire in serena sequenza, la voglia di immaginare. Gli eventi. All'incrocio tra il ricercare e il trovare, il volere e il desiderare, l'agire e l'aspettare. Incontri me per conoscere te.  Eppure non sai mai quando possa accadere. Anche quando lo perdi. Non lo sai. Coincidenze. Circostanze. Incontri di frasi d'accusa. Destini. Incroci. Casualità. Sintonie. Tutte cose che la mente ordinerà dopo. Incontri di legno come il nostro hotel dei viaggiatori. Incazzati, delusi, sfacciati e lussuriosi. Incontri indipendenti da noi ma che segnano il noi.  Entra luce dalla finestra rotta ma non l'aria. La voracità del tuo corpo lo impedisce.  Perchè gli incontri segnano il tempo, anche quando non accadono.

lunedì 28 gennaio 2013

Camera 413 - Chissà e quando.


Chissà quante parole uso. Quando sono alla guida per sei, sette ore. Chissà dove vanno a finire tutte le parole non dette. Quando cerco di farmi passare l'emicrania con il Patrol. Chissà dove vanno a finire le parole partite e mai arrivate a destinazione.  Quando apro la valigia. Chissà dove vanno a finire le parole prese per sbaglio da qualcun'altro che le ha scambiate per sue, come le valigie alla fine di un viaggio. Quando telefono in tre continenti diversi in dieci minuti. Chissà se c'è un ufficio parole smarrite, di quelle che sono alla ricerca di un proprietario, prima che la data di scadenza le porti a distruzione. Quando scrivo e poi cancello. Chissà dove vanno a finire le parole. Quando attendo un messaggio. Chissà perchè qualcuno alla fine, le vede, le riconosce, ma non le porta con sé le parole, lasciando che restino lì, abbandonate, a girare sul nastro delle parole in arrivo. Quando a colazione prendo le vitamine. Chissà perchè si preferisce parlare ai muri certe volte. Quando cerco nell'archivio dei biglietti da visita. Chissà che parole mancano. Quando osservo la gente che cammina. Chissà dove vengono conservate le parole che piacciono. Quando ascolto le conversazioni degli altri. Chissà perchè pensiamo che ci mancano sempre le parole. Quando mi dimentico dove ho parcheggiato. Chissà le parole che. Quando piove e non uso l'ombrello. Chissà a parole come lo descriveresti. Quando ti penso a voce alta. Chissà perchè non ricordo tutte le parole. Quando ascolto i Pink Floyd. Chissà se servono parole. Quando cambio l'orologio. Chissà che gusto hanno adesso le parole. Quando cerco l'ultima nocciolina in fondo al barattolo. Chissà se aiutano a capire le parole. Quando mi sveglio ed è buio. Chissà che parole catturi. Quando non so cosa dire. Chissà che parole ti aspetteresti invece. Quando esco dal guscio. Chissà quante deludenti parole. Quando uso i luoghi comuni.

domenica 27 gennaio 2013

Camera 153 - Vita.


Stoccolma 23 gennaio 2013

La vita è una sequenza di giorni. Un giorno è una composizione di battute, una combinazione di descrizioni argute, di momenti generosi, emozioni potenti e delle parole che gli altri mi dicono. La vita mi ha portato qui, in questa camera che risulta così eloquente nel suo vuoto. Come avesse una profonda conoscenza dell'assenza, inconsueta per la sua età. Una camera dal contenuto emotivo silente che contrasta con l'intricato disordine che non nasconde. C'è una parte della camera che non è aperta, nè affettuosa. Non si è mai concessa fuori dalle abitudini. Compresa e non esclusa l'abitudine della solitudine. Rimane una doppia uso singola.

lunedì 21 gennaio 2013

Camera 318 - Un profumo raffinato.


Sono le tre del mattino, non dormo, guardo la finestra che fa entrare la luce di un lampione. La stanza è ordinata in superficie. Perfino il letto in cui mi sono steso, appare intatto. Eppure c'è un disordine sottotraccia. Nulla a che vedere con donne delle pulizie frettolose. Nulla a che vedere con il servizio dell'hotel. Il disordine è invisibile. Ho la netta sensazione che qualcuno sia entrato in mia assenza. Qualcuno che ha avuto modo e tempo per aprire l'armadio, forse. O forse ha solo sbirciato in valigia, lasciata con la cerniera aperta ma il lato superiore chiuso. O forse ha provato ad aprire lo zaino, rinunciandoci a causa del peso eccessivo. Non so bene cosa abbia toccato, aperto, osservato. Ma la sensazione è forte, presente. Non mi sento derubato però. Uno strano insolito sguardo mi appare in viso. Chissà cosa avrà pensato. Chissà se invece non sarà rimasta impalata davanti a un'assenza così marcata. Troppe domande... torno a guardare fuori, quasi fossi in grado di seguire la traccia. Perchè una traccia c'è. Un profumo raffinato.

venerdì 18 gennaio 2013

Camera 604 - Lunedì sarà diverso.


Milano, 17 gennaio 2013

Quando ha cominciato a parlare sapevo che non avrebbe ammesso repliche. Avrebbe messo in dubbio qualsiasi cosa avessi detto, tanto valeva restare in silenzio. Ad osservare. La corda tesa. Quella scena avvenuta ore prima mi era rimasta impressa nella mente come una nitidezza assoluta. La rivedevo ad ogni piccola sosta che mi permettevo. Ed era per quello che mi ci è voluto un tempo infinito per aprire la porta della camera. Il buio e il freddo della strada sembrano essere entrati qui con me. Ma soprattutto con me c'è la domanda posta ed elusa. Una sensazione opposta all'emozione del viaggio. Le tue parole sono ancora lì, e io non ho fatto alcun progresso di comprensione. Perchè  sono sempre le stesse parole, ipotesi, descrizioni, conversazioni che passano. Tutte belle, tutte senza logica, tutte senza passione. E non significano niente. L'aria fuori è ancora fredda, ma nulla a confronto di questo letto. Il buio senza odori si lascia attraversare dai pensieri. I suoni sembrano visibili in questo nulla. E in questa continua alternanza di buio e freddo ho sentito la forte attrazione per la città. Che in questa camerra non ci sia vita, non vuol dire che non ci sia vita in alcuna camera. Lunedì sarà diverso.

giovedì 17 gennaio 2013

Camera 603 - Lei è la mia vita.



Lei è presente da quel giorno lì. Lei è così diversa ogni giorno. Lei a volte è sfuggente. Lei mi piace. Lei ha difetti che solo io conosco. Lei non ha paura di stare con me. Lei è nelle mie tante telefonate anche quando non parlo con lei. Lei succede che resta in silenzio e io non capisco. Lei è caffè alla mattina. Lei non fa sempre quello che mi aspetto. Lei mi cambia le carte in tavola. Lei mi desidera, ancora. Lei mi appare in sogno talvolta. Lei perdona. Lei viaggia con me. Lei mi deve ancora delle risposte. Lei mi stimola tante domande. Lei è inquieta. Lei è parola e improvviso silenzio. Lei c'è quando sembra mancare. Lei mi rallenta ma dice che lo fa per me. Lei mi dice sempre le cose come stanno, anche se io non capisco. Lei è un sacco di cose. Lei è un incontro coinvolgente ogni giorno. Lei è un regalo per me. Lei è una pesca spiccace. Lei conosce tutti i miei errori. Lei sa come prendermi. Lei è così interessante. Lei dorme con me delle volte. Lei è madre. Lei mi è piaciuta da sempre, anche se non mi è sempre piaciuta. Lei perdona i miei silenzi. Lei non è interessata al passato. Lei è gelosa di me. Lei è sexy. Lei è equilibrio e incoerenza. Lei è così sicura di sé. Lei è movimento. Lei mi mancherà un giorno. Lei è la mia vita.

lunedì 14 gennaio 2013

Camera 205 - The pleasure of being now and will do later.


It is a way of thinking more slowly to talk to myself. I'm sure you can not be there, but I talk to you. And I contradict you, not with logic and reason, but with the taste. I'll taste you, bite you, savor you. It is a time that does not pass. A gap that has always existed. The pleasure of being now and will do later. How can desire what then finishes while you would like to continue? As I sit with her, I feel that I lack the eyes to see her at all. I thought all this, walking in a cold morning, the day after, I feel alive.

domenica 13 gennaio 2013

Camera 307 - La domenica delle amarene.


Hai mai indossato una bandana blu? Ti va di fare una corsa? Sei mai stata a Saluzzo? Andrai al mare quest'estate? Mi dici che cos'è per te un ricordo? Che ore sono? Andiamo al cinema? E' lei la tua amica carissima? Che colore è? Pensi sempre a quella borsa? Mi puoi comprare le sigarette? Lo bevi un altro caffè? Cosa hai scritto? Com'era la tua casa da bambino? Hai mangiato? Ti piace? Perchè non parli più? Da quanto tempo mancavi? Da quand'è che va avanti così? Mi disegni un desiderio? Hai finito di lavorare? Cosa hai sognato stanotte? Era bella la Germania? Perchè dici che non è questione di fiducia? Ti sei sbagliato? Ritieni necessario andare fin laggiù? Possiamo prenderla blu? Ti piace mangiare pesce? Che c'è scritto a pagina 13? Mi spieghi come hai fatto? Stavi dormendo? Ti trovi bene con la macchina? Quando ci vediamo? Accendi la luce per favore? Quanto zucchero? Mi ripeti per favore? Che giorno è oggi? La domenica delle amarene.

sabato 12 gennaio 2013

Camera 610 - Or think I do.



Dubai, January 7th 2013.


It is a windy sweet January night. I cannot sleep and I breathe slowly. I cannot open the glass window wall, I can just look thru out. The room is confortable. I look at the glass wall and i see reflection of my mind. Your eyes. You look at me and start to tell that you were convinced you had met me before in another words. You say: “I knocked on the door of your room, it was empty, but he smelt of you. I looked shy and curious I left my shoes at the entrance and entered. I left scroll the eyes and listened to your words that filled the absence but also the essence. I seem to have invaded your space, uninvited. I go back to the door and shut behind me, but I know I'll be back.” I hear your words in the air from the 14th floor to the deep desert. Without a destination. Where you end to talk i start to hear. May I understand your words? It is possible. But I am a man, I am only a man.  But that depends on what it is that I understand. Or think I do.

sabato 5 gennaio 2013

Camera 527 - Una specie di magia.



Ras Al Khaima, 4 gennaio 2013

Tu hai una ragione. Non è una buona ragione però. E' una ragione falsa, una ragione senza fondamenta. Questa ragione si chiama paura. Certo tanti hanno paura, anzi più paura. Ho sentito dire che da alcune paure si può guarire. Alcune paure si vincono. Alcune paure spariscono crescendo, o semplicemente con il passare del tempo. Ed è paura la tua, perchè come ogni altra paura ti impedisce di decidere. Fa entrare in funzione il cervello rettile e ti paralizzi. Non ti muovi più. La tua paura è paura di vivere. E' la più subdola delle paure, perchè non si manifesta, anzi si nasconde dentro di te. Come quando dici, no, non mi interessa. Lo dici senza neanche avvicinarti un istante per vedere, sentire, cercare di capire. Escludi ogni possbilità, rifugiandoti nella bottiglia pensando di essere non solo al riparo dal mondo esterno. Ma fa qualcosa di ancora più pericoloso. Si camuffa da coraggio e ti fa agire come fosse una tua decisione. Una specie di magia.