mercoledì 20 febbraio 2013

Camera 310/2 - Immagine.



Ero ancora nella 310, ieri. Mi sono svegliato tra il rumore dei motori dei condizionatori, il traffico di quella specie di autostrada che correva davanti all'hotel e la preghiera del mattino. Ho bevuto un caffè filtrato e mangiato una fetta di pane con il miele. Ho cercato un sorriso in un buongiorno cantato. Ho dovuto pranzare per lavoro, tre portate dolce incluso. Ho finito di lavorare presto e sono tornato in camera. Ho risposto a qualche email, preparato qualche appuntamento futuro. Poi improvvisamente i pensieri sono svaniti e una sensazione di essere altrove ha occupato tutto lo spazio intorno. E' apparsa un'immagine nella mente. Si è staccata dal fondo della retina ed è emersa in primo piano. La tenda lasciava filtrare un poco di luce. La finestra lasciava vedere sono il muro posteriore di un edificio povero, piccole finestre e i condizionatori. Su questo sfondo una schiena. Un suono lento e continuo. Due mani che si muovevano piano. Due labbra belle che si muovevano in silenzio. Pagine non scritte. Immagine insinuante, nella testa, nel desiderio. Ho visto un crepuscolo in anticipo e uno lontano. Ho visto un gabbiano a zampe gialle. Ho visto uno scoglio e un mare piccolo diventare grande. Ho visto due bicchieri. Ho ascoltato Sympathique. Ho preparato la valigia per il rientro. Ho ripreso a leggere avendo in sottofondo lo sciabordio delle onde. Alle 23:00 mi sono reso conto di essere rimasto in camera tutto il tempo, guardato dalla finestra, osservato dal telefono. L'immagine è riapparsa, rimane un'enigma. Irresistibile, raffinato enigma.

lunedì 18 febbraio 2013

Camera 310 - Pagina 73.


Istanbul, 18 febbraio 2013

E' stata una giornata cominciata con l'impegno di non correre e non domandare. Una giornata professionalmente difficile. Molti ostacoli. E' un periodo decisamente avverso dal quale vorrei uscirne. Poi un sorriso di cioccolato. Una pausa, qualche pensiero sereno si fa strada, sei in un desiderio che mi sovviene davanti alla fontana di Santa Sofia. Rientro in camera, continuo a leggere e arrivo a pagina 73*.
  
"Ho la sensazione che io e te non dobbiamo dirci troppe cose in una sola volta. Davvero, non so neanche io perchè. [...] Non te lo so spiegare, ma credo che quando due persone hanno molte cose da dirsi, è più bello farlo poco alla volta."

Ecco, questo è ciò che voglio dirti.

*Dance Dance Dance - Murakami Haruki

sabato 16 febbraio 2013

Camera 1022 - Caro me stesso.




Caro Me Stesso,
nella vita ho fatto molti errori e vissuto pochi momenti assoluti. Brevi istanti in cui quando il silenzio spegne il mio cervello per lasciare entrare un’emozione invece di pensare. Solo un momento dura l'incanto, io resto incapace di riconoscerlo subito. Ho vissuto la vita per quei momenti, mi rendo conto che sono l'essenza. Vivo per quei momenti. Dopo, a quei momenti io ci ritorno con la memoria, ma è solo un'immagine. Allora vengo in questo rifugio.  Ci vengo spesso. E' un ottimo contenitore di verità... chissà... Forse hanno origini profonde... di quelle che nascono dall'anima. Se così fosse, sarebbe di un valore importante. A volte arrivo, ma aspetto il momento giusto per entrare in questo mondo. Provo a capire. Leggere, guardare, lasciarmi trasportare dai pensieri e dal sentire, per ritrovare lo spirito. Francesco, ciò che hai messo in queste pagine profuma di sudore, di polvere, di energia, di passato e di futuro. Malinconicamente vitale. E' come trovarsi sul ciglio di una stanza e non saper decidere se si vuole fare un passo in avanti per entrarci o rimanere sulla soglia, coscienti che si perderebbe qualcosa... Una volta, era di prima mattina, appena sveglio, posso dire che mi hai anche fatto sorridere. Non so se mi farai sorridere ancora, ma tornerò ancora a cercarlo, quel sorriso. Puoi anche non credermi, ma io non riuscirei a concepire (nel senso di ideare) una cosa così. Ci vuole, ogni tanto, un salto fuori dall'estetismo, apre la mente. Forse apparentemente. Talvolta mi dai  parecchio da pensare. Percepisco forse, e immagino chissà. Ma il dubbio rimane. Le guardo, ci ritorno a distanza e mi raccontano cose  nuove. Forse è proprio questo ... che mi piace del tuo modo di raccontare.  Una volta finalmente l'ho sentita. Tra le tue pagine, intendo... La tua voce fuori campo, ironicamente malinconica, i tuoi sguardi sul mondo, anch'essi ironicamente malinconici, mi hanno accompagnato in un bel viaggio della vita. E ti ho invidiato energia, curiosità e costanza. Ho visto, letto, spiato e ti ho invidiato la sete e la capacità di esperienza... che dire? Virtù rare, tanto più se vissute - come tu fai - in una dimensione quotidiana, senza enfasi, quasi scivolando attraverso di essa. Apprezzo e assaporo il fatto che esistano intorno a me persone capaci di rimanere vive, attive, presenti e curiose senza per questo sentire il bisogno di sottolinearlo entusiasticamente e quotidianamente a se stesse e agli altri: consapevoli, insomma, che questa - in un mondo migliore - dovrebbe essere la normalità... Tu non stancarti di viaggiare e farci viaggiare. Ora sono in attesa che mi colga il sonno e ho passeggiato tra le mie caselle di posta. Lì ho ritrovato alcuni tuoi brevi messaggi, brevi ma intensi, unici come intuisco unico sia tu... li conserverò con cura.

Don't dream when you can't make it real
They're only fictions anyway

lunedì 11 febbraio 2013

Camera 408 - One of my turns.



Oh my God! What a fabulous room!



Ci sono state camere che hanno messo a dura prova il mio entusiasmo. Camere che mi hanno fatto tornare indietro nel tempo, ma senza poterlo rivivere. Camere che hanno fatto il loro mestiere. Camere che hanno fatto scoprire nuove passioni. Camere con ogni genere di speranza. Camere con solo sogni. Camere che hanno misurato la mia vita attraverso i gesti che ho compiuto all’interno. Camere che hanno custodito segretamente le mie speranze. Camere che hanno letto tutto ciò che ho scritto.


Night after night we pretend its all right.


Camere con illusioni vere. Camere con giudizi taglienti. Camere che hanno lasciato un segno dentro di me. Camere che non hanno perdonato. Camere semplicemente contro. Camere in cui ho passato questa parte della mia vita. Camere nelle quali ho realizzato quanto non mi era conosciuto. Camere piene di emozioni e prive di oggetti. Camere senza musica. Camere in cui penso di essere cresciuto. Camere in cui ho lasciato oggetti.

Would you like to see me try?


Camere da prima volta. Camere dove ho trovato riposo. Camere dove cominciava la notte. Camere con la finestra preferita. Camere dove ho imparato nuove parole. Camere con un letto solo. Camere dove ho incontrato la mia ingenuità. Camere avventurose nella banalità. Camere con l’affetto di chi non è voluto restare. Camere senza amore. Camere con la sola luce del passato. Camere dove era importante ricordare. Camere dove è stato difficile accettare. Camere dove atrocemente sembrava tutto reale allora.


Do you think it’s time i stopped?

Why are you running away?


domenica 10 febbraio 2013

Camera 517 - Una domenica.


Mi appare chiaro sin dal risveglio, che tipo di giornata è. Una domenica riservata ai soli abbonati. C'è una sola voce e un solo pensiero. Mi sembra di non avere nulla, ma il mio grande lusso è rifiutare di far finta di niente. Rifiutare di vincere a tutti i costi. E ogni mia parola lo afferma. Non sono indistruttibile. Il caffè è troppo lontano. Non posso accettarlo. Il buon senso dovrebbe aiutarmi ad assumermi la responsabilità di ammirare la sua intatta bellezza e eleganza, la grazia, l'essere figlia di un'antica idea. La passeggiata tra un capolavoro di forma e uno di fuga, mi rende già stufo e annoiato, come pervaso da una rabbia pigra. Mi fermo, torno indietro a quella luce che rende interessante scoprire la sontuosa schiena. E' una domenica che cresce senza strida, una domenica d'altri tempi. Una domenica come un'amica troppo intima a cui mentire la voglia di baciami! rivolto a quella bocca lontana e ben fatta di rarità. Si allunga questa giornata avara di tatto. Ti diverti a sbirciare, con fare ribelle, il mistero che si nasconde dietro la mia inquietudine di docce non fatte. Il tuo sorriso da non dire mai apertamente. La luce di leggera simulazione. Il tuo avanzare che fa muovere le tende alle finestre. Come un regalo che sarei capace di accettare. Pomeriggio di pillole non ingoiate. Cerco di svelare questo volto che appare, queste mani che si torcono, questo collo dai movimenti scandalosi. Si avvicina il buio, ma non è quello viziato del crepuscolo. Una voglia repentina di indagare nella bellezza di un dorso e di un ventre. Ma non ci sono io. Ma solo lo specchio di me stessa.

venerdì 8 febbraio 2013

Camera 338 - C'è.


C'è una storia interessante da distinguere. C'è una parola. C'è una giornata particolare. C'è una riunione importante alla quale non partecipo, in cui si parlerà di me. C'è da qualche parte qualcuno che parla di me, prenderà decisioni per me, e io sono qui. C'è qualcuno che vorrei sentire vicino. C'è qualcuno intorno con le sue domande ricorrenti a cui dare le stesse risposte di sempre. C'è una sensazione di asfissia da vuoto. C'è una sensazione da tutti altrove. C'è una sensazione da non mi basta.  C'è la testa che consuma pensieri. C'è chi dice che non devo pensare. C'è che vorrei andare via da qui. C'è qualcosa che mi limita e che non vedo. C'è qualcosa che non capisco. C'è qualcosa che sento e qualcosa che non sento, ovviamente a interessi invertiti. C'è un bicchiere d'acqua che non toglie sete. C'è un tempo per ogni cosa. C'è sole splendido fuori. C'è una felpa blu con cappuccio che mi aspetta. C'è l'inganno che mi spezza le gambe. C'è la menzogna che avvolge le ore della sera come nebbia. C'è la passione per la vita. C'è la voglia di ricominciare. C'è l'amore per l'entusiasmo. C'è la dedizione per il sogno. C'è una nota, sempre la stessa. C'è una fotografia per non invecchiare. C'è l'immagine di una passione. C'è una curiosità diventata attenzione. C'è una sveglia che non suona mai. C'è una storia che non viene raccontata mai. C'è una musica sempre più volubile. C'è un crepuscolo da aspettare. C'è un significato da aggiungere a questa giornata. C'è un cambiamento in corso. C'è un paradigma da cambiare. C'è un nodo in gola e non è la cravatta. C'è sempre qualcuno che ti dice come stai. C'è un quadro della situazione che non è dipinto da un'artista. C'è un bisogno. C'è che lo faccio da tanto tempo. C'è una mano da stringere e una mano da tenere. C'è una faccia che ha carattere. C'è una torta con delle candeline da qualche parte che non ho spento. C'è una rivista che non ho letto. C'è una risposta intelligente, ma non ricordo dove l'ho conservata. C'è uno sguardo che mi domina. C'è qualcosa che non mi serve. C'è un'intimità. C'è qualcosa che va fatto. C'è una tentazione e c'è un tentativo. C'è una chance. C'è una delusione da deludere. C'è una stanchezza che non è di oggi. C'è una cosa che voglio dirti.

martedì 5 febbraio 2013

Camera 501 - Il giorno.



Oggi è stata una giornata buona.
Come quel giorno in cui ti ho visto e ho detto, lei è una raffinata.
Il giorno giusto lo senti.
Il giorno in cui mi sveglio e balzo dal letto.
Il giorno in cui sono a pieni giri.
Il cielo appare dopo il buio e poco importa il colore.
C'è traffico nei corridoi.
Il caffè mi chiama.
Prendo l'auto, kilometri come fossero metri.
Le ore sono indaffarate, la mia mente altrove.
Ho la perfetta consapevolezza del non controllo.
Arriva il crepuscolo.
Non ombre ma corpi. 
Non pensieri ma azioni.
I thought i'd make a pass.
Finisce la birra.
Esco e ti distacchi.
Percorro altri kilometri con aria fredda.
Altre facce, ma da non ricordare.
Nessuno da salutare.
Ne avrò modo.
Arrivo nella hall.
Saluto il portiere di notte.
La musica è ancora nelle orecchie.
La luce verde ancora negli occhi.
Is there anything better in the world?

lunedì 4 febbraio 2013

Camera 702 - L'insonnia.



Da quanto tempo viaggiamo insieme? E quante volte ci siamo ritrovati a guardare fuori dalla finestra, tenendo un bicchiere in mano? Tu sai cos'è l'insonnia. Il dormire poco, anzi, male. Il corpo stanco, ma la mente attiva, sempre. Ed è forte questa sensazione di energia interna con un corpo che non risponde. Tu sai che possiamo fare poco. Alzarci, guardare fuori. In qualche hotel, come il Mandarin, puoi scendere al bar anche alle due, ma sono pochi. E spesso non ne vale la pena. Che l'insonnia è brutta cosa, ma fuori di casa ancora di più. E lo so bene proprio perchè non ho una casa o uno spazio solo mio.  Da ragazzo ero introverso, perso nelle letture di quelle riviste che compravo con avida fame di sapere. Pensavo e pianfiicavo. Immaginavo un futuro, segnavo su una mappa del tempo i traguardi da raggiungere. Anche allora dormivo poco. Chi l'avrebbe detto che un giorno avrei non dormito qui? Nessuno. E come oggi, osservavo tanto. Ascoltavo e non parlavo. Capivo e non commentavo. All'interno contenevo emozioni, che nessuno avrebbe mai conosciuto. Poi un giorno si rompe tutto. E mi trovo qui. Non solo a pensare, ma a dirtelo, pubblicamente intendo. Mi guardo dal di fuori, attraverso i tuoi occhi. Mi stai guardando. E ci sono io, di fronte a te. Di fronte. Osservo te. Osservare me. Questo è quello che faccio. Se ci capisco qualcosa? Non lo so. So che è difficile da raccontare, ancor più da accettare. Ci frequentiamo da anni e potrei dire che non mi conosci per niente. Ho ancora così tante cose da conoscere, imparare, capire. Ma ora sono qui a parlare con te. Vorrei. Rimango in silenzio a pensare che a volte non si sa cosa dire. Allora ti osservo e così posso raggiungere i miei pensieri. Ma non è tutto ciò che sono. Tu lo sai, lo senti. E sai che ti attrae. Questo non è tutto. Mi scopro a pensarti. Sorrido. Sono stupito da questo. Guardo fuori la finestra e non c'è nessuno da vedere.