giovedì 19 febbraio 2015

Camera 1612 – Siamo tutti passeggeri.


Dormire non mi riesce. Non è certo colpa del jet lag. Non posso dormire con una finestra aperta sulla testa e una vista così. Hai presente quando guardi qualcuno negli occhi e ti senti scrutare dentro l’anima e per un attimo hai la sensazione che intorno a te cali il silenzio? Ecco, a me succede ogni volta che entro in una camera.
Quante strade ho percorso prima di arrivare qui. In un certo senso penso e ringrazio a chi non mi ha tenuto. Così ho percorso altre strade. La vita è continuare a viaggiare, non fermarsi a vivere le relazioni che si formano durante il percorso. Siamo tutti passeggeri.

Camera 1538 – Chicago.


Chicago, -16°C.
Vento, neve, freddo.
Un posto di corridoio. Lunghe attese. Volti stranieri che sembrano conosciuti. Business e Class. Jazz e lobster roll. Smokey Joe Martini al venticinquesimo piano. Non necessariamente in questo ordine, ma tutto serve a mettere ordine. Che si può vivere senza essere. Senza essere perfetti. Senza essere disponibili. Senza essere. Che non ha senso dire la colazione si raffredda quando sono cereali. Sono cereali, devono essere freddi.

– Ma non ti pesa fare queste esperienze e non condividerle con qualcuno?
– Disturbi della sfera affettiva.
– Paura dell’abbandono? Non è colpa tua.
– Non posso dare fiducia, altrimenti si diventa vulnerabili.

Sono stato vulnerabile un tempo.

Camera 1002 – New York


C’è solo una cosa che posso dire su New York.

Tutto comincia da qui.

E non ho altro da dire, su questa faccenda.

lunedì 9 febbraio 2015

Camera 300 – Dove sono i tuoi occhi?


Occhi che sanno vedere ce ne sono pochi. Per molti sono fotografie tutte uguali di camere tutte uguali. Ma a bene vedere, a saper vedere non raffigurano luoghi trovati ma raccontano luoghi mentali. Non rappresentano ma progettano. Camere vuote, ombre di luci, raggi di riflessi che posano su tessuti, orizzontali linee sospese tra l’idea del soffitto e la linea di un lenzuolo, letti abitati solo dal silenzio. Inequivocabili indicazioni sulla rotta del viaggio. La deliberata assenza dell’immagine umana, gli spazi rarefatti, rari oggetti che divantano enigmatici suggerimenti, tutto alimenta la memoria involontaria di te. L’immagine della camera evoca l’immagine di te, racconta lo sguardo indicibile. La realtà è solo il pre-testo per raccontare. Ogni camera una nuova visione di me. Ogni racconto è il racconto di un pensiero visivo. Dove finisce l’una inizia l’altra. Non posso che ricordare per immagini. Ci sono, ma non mi vedi. Vado e vengo, e non mi trovi in nessun posto. Creo e vivo il mio spazio, lo riempio con il mio tempo, lo coloro con il mio blu, ne sento l’eco del mio suono. In questo nonluogo questo nonspazio contiene i pensieri, le emozioni, le memorie. La camera è contenitore, io contenuto. Oggetto e soggetto coincidono, la materia che mi circonda genera la mente. Dove sono i tuoi occhi?