mercoledì 25 marzo 2015

Camera 105 – Quell’inverno senza fine.

Così sono entrato al bar, ho ordinato un paio di gin tonic con pepe nero e delle olive farcite. Nessuna sbronza, andante sì, in un modo simpatico. Mi sono ricordato di tutti i letti che ho attraversato in questo hotel. Gli altri ospiti hanno cominciato a lasciare le poltrone alla spicciolata, poi sono rimasti solo un gruppo di quattro tedeschi che non sapevano dove andare a cena.
Non era una serata fredda, mi stavo lasciando alle spalle l’ufficio diventato un campo di battaglia. Mi sono andato a sedere al banco del bar, elettrizzato all’idea di ritornare in un angolo per me familiare. Mi sono guardato allo specchio del bar mentre bevevo e mi parlavo. Non ero bello, non ero neanche tenebroso, ma riuscivo a rendere divertente perfino quell’ultima volta. Insomma, ero una persona con la quale era facile parlare. Mi sentivo venti anni di meno, il pepe stimolava la mente a pescare immagini dai ricordi. Quando ho fatto per pagare lasciando una mancia che mentalmente ho definito esatta – né troppo, né troppo poco – mi è caduto addosso come un secchio d’acqua gelata, l’impressione di quanto fossi più vecchio di quei tempi. I ricordi fanno maturare rapidamente ed insegnano le buone maniere: sono andato via. Ho attraversato la sala con passo moderato ma deciso notando, solo allora, che il velo della nostalgia si stava squarciando, lasciando così spazio ai graffi sulla pelle delle poltrone, alla moquette non più rosso veneziano, alle luci traballanti, alle lentigo sugli specchi, quelle macchie brune sull’epidermide della vanità. In camera, mi sono sdraiato sul letto, testa immersa nel nero, ho adattato perfettamente i pensieri al ritmo del silenzio che mi circondava. E’ stato così che mi sono messo ad osservare il ricordo. Non era così dolce ricordare? No. Il ghiaccio si era sciolto del tutto prima ancora che avessi finito di bere, in un modo un po’ crudele. Ci vuole molto tempo a scrivere tutte queste cose, ma bastano pochi minuti per ricordarle. Mi sono alzato e sono andato a prendere un bicchiere nuovo, poi sono tornato a sedere sulla poltrona accanto alla finestra, bevendo lentamente per farlo durare di più. Ho acceso un sigarillo ed ecco, sono di nuovo tornato a quell’inverno senza fine.

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